ALLA BASTIGLIA!

 —  Racconti
«Forse non ve lo eravate mai chiesti, forse sì, nelle molteplici volte che un cornetto ha accompagnato e addolcito le vostre colazioni. Che sia in piedi al bancone dell’autogrill, in fretta e furia per la voglia di rivedere il vostro fidanzato, che sia seduti bellamente ai tavolini all’aperto del bar di fianco alla chiesa, in piazza, in un’assolata domenica di maggio, spesso caffè (o cappuccino) e cornetto ci danno il benvenuto in un nuovo giorno. Ma perché il cornetto si chiama cornetto?» Dopo questa domanda, Eugenio ci guardò, mentre inzuppava, appunto, la punta del suo cornetto nella tazzina del caffè. Il primo a rompere il silenzio, neanche a dirlo, fu Domenico: «Facile, perché ha due piccole corna ai lati, no?»

Eugenio sorrise, annuì mentre mangiava e sembrò essere finita lì. Era davvero una mattina assolata di maggio, i bar erano aperti e la gente sembrava finalmente disposta ad un sorriso, dopo un anno non facile, testimoniato ed evocato da qualche sporadica mascherina chirurgica abbandonata sotto il mento o appoggiata, su un fazzoletto, vicino alle tazzine ed ai vassoi.

«E in francese? Come si chiamano in Francia?»

Questa domanda di Eugenio venne accompagnata dal solito sorrisino enigmatico, come a dire che ne sapeva più di loro. Ma in effetti era così, quei cornetti li aveva fatti lui, e col miglior burro francese anche… Domenico raccolse la sfida, di nuovo: «Croissant. E vuol dire crescente, probabilmente perché quei romanticoni dei francesi, quando lo hanno inventato, devono aver guardato il cielo stellato con la luna crescente ed ecco pronto il nome. In effetti ricorda anche le luna, se lo guardi bene. Di certo i tuoi mandano dritti in cielo, fra le stelle, se accetti il complimento.»

Eugenio continuava a sorridere, accettò il complimento perché era sincero, visto che Domenico era già al terzo e poi aggiunse: «In realtà è austriaco. Giusta la cosa della luna, ma il dolce originale che i francesi hanno modificato nel croissant, si chiama kipferl ed è austriaco. E sono stati i romantici viennesi, probabilmente, a guardare il cielo, visto che effettivamente kipferl significa mezzaluna.»

Domenico guardò Eugenio, sorrise anche lui e ribatté così: «Non mi dirai, quindi, che in Francia si è diffuso grazie a Maria Antonietta d’Austria ed alla sua famosissima se non hanno il pane, che mangino le brioches? Sarebbe una storia veramente monotona, la viziatella contadinotta austriaca che si porta dietro i suoi dolci preferiti a Parigi...»

«Beh, secondo alcuni è andata proprio così, invece.»

«Lo vedi? Robespierre non ha sbagliato una virgola a decapitarli, erano dei provincialotti… però va detto che hanno fatto anche cose buone. Portare i cornetti in Francia affinché arrivassero anche in Italia ed allietassero questa colazione. Il mondo ha di nuovo senso.» chiuse Domenico ridendo.

Eugenio rise alla battuta, tanto sapeva, come Domenico, di avere la pancia piena di burro francese e la testa piena di storie altrettanto divertenti. Del resto, sapeva di cosa parlava, ormai faceva cornetti da anni, vuoi che non si sia fatto delle domande di Storia? Eugenio era fatto così, non lasciava nulla al caso, dagli ingredienti alle storie che li accompagnano da noi. Quindi non aggiunse che, ipotesi più accreditata, i cornetti erano stati portati in Francia da un ufficiale austriaco che aprì a Parigi una pasticceria viennese. Né che la moda del croissant, per così dire, si diffuse in Francia negli anni ‘70, con una catena in franchising nata per opporsi alla diffusione dei fastfood americani. Non servivano quelle notizie, il discorso aveva preso una piega rivoluzionaria, ed era giusto che finisse così! Sia lui che Domenico, da bravi figli degli anni ‘80, avevano cantato a squarciagola, con Cristina D’Avena, la sigla del Tulipano Nero. E se voi non state ancora cantando, è solo perché siete giovani.

 

 

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